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Quale giornalismo? E per fare che? PDF Print E-mail
Apr 12, 2008 at 05:57 PM
ImageSabato è finita la campagna elettorale e devo dire che questa volta, più che mai, i giornalisti e i giornali - compresa la TV - -non hanno fatto granché per aiutare il cittadino a decidere sul che cosa fare, per chi votare. Un motivo per questo è la demenziale legge sul par condicio che impone alle televisioni una copertura uguale per tutti i candidati, anche quelli risibili, e che rende in effetti impossibile, e anche illegale, una faccia a faccia tra i candidati principali, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, come quelle che si svolgono in tutte le altre grande democrazie. Una legge che andrebbe abrogata non appena possibile e in questo senso bene, benissimo, ha fatto bene Ennio Carelli, direttore di news di SkyTV 24, ad andare in onda a denunciare la par condicio dicendo, più o meno, "mai piu"!

        Ma c'è di più. La stampa di un paese democratico, il cosiddetto quarto potere, dovrebbe con la propria capacità di informare, aiutare l'elettorato a fare delle scelte informate e inoltre difendere i cittadini contro il strapotere di troppi politici. Invece, oggi in molti paesi c'è un appiattimento dei giornalisti nei confronti degli uomini di potere, soprattutto in video, e credo che si salvino soltanto i giornalisti inglesi (quelli del giornalismo serio inglese, si intende) e forse quelli tedeschi. Anche nel mio paese, gli Stati Uniti, si è molto perso l'arte del contraddittorio; (quando vedo il troppo accondiscente Tim Russell oggi su Meet the Press - programma che una volta rappresentava una vera sfida per un politico - mi viene da piangere). Ma qui in Italia si possano dire solo due parole: Mamma mia!

        In questa campagna, si intende, il vero problema per i giornalisti è stato Silvio Berlusconi, obbiettivament un difficilissimo gatto da pelare. L'uomo, o che piaccia o no, è una vera forza della natura: prepotente, prevaricatore, parolaio e molto, molto preparato. Non lascia parlare quasi nessuno, non accetta di essere interotto e richiede su di se un'attenzione praticamente costante. Ma i giornalisti non ci provano per niente.

        La settimana passata ho assistito alle cosiddette interviste a Berlusconi svoltasi su Sky TV Pomeriggio condotto da Maria Latella.. Erano presenti, i direttori de Il Sole 24 Ore (il mio ex giornale) e di Il Giorno, che si sono limitati a fare qualche blanda domanda, permettendosi a Berlusconi di fare delle "risposte" che non finivano più, e la direttrice del settimanale femminile, Silva Giacobini che ha fatto qualche piccolo tentativo di sfidare Berlusconi ma senza poter o spaere insistere. Così Berlusconi ha potuto dire, senza nessuna contestazione, di avere mantenuto al 85% il suo patto con gli italiani nel 2001, che sappiamo tutti non è per vero, e ha detto che se eletto riuscirà in un paio di mesi a mettere a posto la brutta e perdurante situazione dei rifiuti di Napoli senza che nessuno dei tre, ne la conduttrice, gli abbia chiesto di spiegare come.

        Giovedì sera, invece, a Porta a Porta, assieme al conduttore Bruno Vespa, c'erano altri giornalisti conosciuti e stimati con esattamente lo stesso risultato. Erano o sostanzialmente silenti o leggermente ammiccanti ,con l'effetto che la loro presenza è stata non solo inefficace ma anche inutile. Qual è la spiegazione? Mancanza di preparazione? Paura di far arrabbiare il futuro Presidente del Consiglio? Tutte e due? Fatto sta che sono andata a letto sognando il giornalista inglese (non mi ricordo il nome) che in un'intervista a Blair (quando questi era ancora al poterei giornalisti inglesi ) ha reagito ad una dichiarazione del primo ministre con un sonoro "ma, fammi il piacere!"

 

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