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Ma i vecchi dove sono? PDF Print E-mail
Feb 12, 2008 at 12:00 AM
        Ogni volta che torno a Roma da un viaggio a New York, la mia città natale, mi viene a domandarmi, parafrasando la famosa canzone di Pete Seeger: "Dove sono andati tutti i vecchi" o, se vogliamo, gli infermi, gli handicappati, i non-vedenti? Non credo che la popolazione americana sia più malandata di quella italiana; se si toglie l'impatto della obesità, ormai un'afflizione gravissima che avrà un "peso" inevitabile sulla salute futua di molti cittadini statunitensi, verrebbe da pensare che il numero di persone con gravi disabilità dovrebbe essere più o meno uguale nei due paesi. Ma dove sono?

        Fatto sta che andando in giro a New York, o nelle altre grandi città americane, capita molto più spesso di vedere queste persone; in altre parole, sono più presenti nella vita di tutti, più partecipi nel quotidiano generalizzato, più visibili. A Roma la presenza dei disabili sta soprattutto nei permessi sui parabrezza delle macchine, molti dei quali sono, come sappiamo, o finti o utilizzati in modo scorretto dagli stessi parenti dei disabili.

        Anche gli anziani sono più visibili negli Stati Uniti, e questo vale perfino per le persone che oggi da noi vengono chiamati i "very old" (gli ultra-ottantenni per intenderci), una categoria destinata a crescere smisuratamente nei prossimi anni in tutto il mondo sviluppato. (Fanno ridere quindi i giornali italiani quando spesso usano la parola "anziani" per parlare di persone che hanno appena 65 anni!!!) Secondo le statistiche più recenti, la lunghezza media della vita oggi sarebbe addirittura leggermente più alta in Italia (79 anni) che negli Stati Uniti (77 anni) il che significherebbe che gli anziani qui dovrebbero essere di più - proporzionalmente - che negli Usa. Eppure a Roma e in molte grandi città italiane, soprattutto nel centro-sud (non parlo dei piccoli centri dove, sì che gli anziani sono più visibili) se ne vedono pochissimi in giro.

         Non voglio sottovalutare la possibilità che ci sia una componente nel carattere americano - quel ottimismo da paese di frontiera che porta la gente a re-inventarsi ripetutamente - a incoraggiare gli anziani americani a continuare a vivere più attivamente a molti loro simili europei. Piuttosto che tapparsi in casa, vanno al supermercato muniti di modernissimi carrelli per la spesa che servono anche a garantire l'equilibrio. Fanno crociere, affollano i concerti, vanno al cinema dove si avvalgono degli sconti per i senior, riempiono le aule delle università per la terza età o delle "Y" (gli oltre 3000 associazioni culturali e sportive non-profit che si trovano in quasi tutte le grandi) città nordamericane. Agli europei spesso fanno ridere perché si vestono in un modo estroso ed spesso in una maniera esageratamente giovanile. Ma si divertono, e contano molto anche politicamente dato che AARP (American Association of Retired Persons) con i suoi 35.4 milioni di iscritti al di sopra dei 50 anni rappresenta una lobby importantissimo per tutta la legislazione che riguarda le pensioni, la salute e la sicurezza sociale.

        Ma c'è qualcosa d'altro, oltre al riconoscimento del potere elettorale di un segmento così grande della popolazione. C'è il fatto che da tempo, e soprattutto per motivi morali, le città americane si sono attrezzate in un modo ammirevole per facilitare la vita quotidiana agli anziani e alle persone disabili. Intanto, sono di regola gli "scivoli" o curb-cuts - che permettono a chiunque ha bisogno di carrozzelle, carrozzine, valigie e carrelli di evitare i gradini agli incroci stradali. Inoltre, ormai nelle grandi città americane le portiere posteriori di tutti gli autobus sono dotate di una pedana mobile che garantisce l'accesso ai passeggeri in sedie a rotelle, mentre un altro meccanismo - questo di inclinazione laterale - una volta messo in azione farà sì che una persona anziana o parzialmente disabile possa trovare ridotto lo scalino che deve salire.

        Certo, in Italia organizzarsi in questo modo sarebbe comunque più difficile che altrove: in città come Roma o Napoli - e non solo - le strade sono strette, prive di marciapiedi e fatte di quei sampietrini che saranno belli da vedere ma che sono di difficile cammino per chi ha anche problemi minori di deambulazione. Ma ai problemi strutturali (e forse di bilancio) si aggiungono un deficit di civiltà che a sua volta non sarà facile colmare. Che dire dei mali del parcheggio selvaggio che domina in molte città italiane e che trasformano i marciapiedi in corse ad ostacoli per i non-vedenti, i disabili e chi semplicemente non è più molto agile? Le fermate degli autobus sono fin troppo spesso invase da macchine parcheggiate e in sosta, ostacolando l'avvicinamento al marciapiede, essenziale per autobus attrezzati come quelli di cui ho parlato sopra. E cosa dire della guida spericolata di molti automobilisti e motociclisti, cosa che metterebbe paura nel cuore di qualsiasi anziano che si sente un po' instabile?

        Sembrerebbe che con questi comportamenti gli italiani vogliono trasmettere un brutto messaggio ai membri più deboli della nostra società: non ti vogliamo vedere; statevene a casa e non uscire.

 

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