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La freccia, questa sconosciuta PDF Print E-mail
Feb 14, 2008 at 09:09 PM
        Se fossi una mosca, mi piazzerei all'interno dell'abitacolo di un automobile di un Autoscuola per osservare il modo col quale a Roma si insegna a guidare. Alle scuole di guida dove ho posto la domanda, mi si assicura che gli istruttori insistono sull'uso della cosiddetta freccia, il segnale direzionale che dovrebbe servire a chi sta al volante per far sapere agli altri - automobilisti e pedoni insieme - quali siano le sue intenzioni. Ma stento a crederlo. La freccia, a Roma per i più è una sconosciuta.

        Non credo esistono ricerche scientifiche in merito ma la mia impressione dopo anni di girare la capitale in moto o macchina sia che almeno l'80% degli automobilisti a Roma ignorano la freccia, evidentemente non sentendone la necessità e chiaramente non capendone l'importanza. Un altro dieci percento la usa, ma male, nel senso che la mette in azione soltanto quando il guidatore abbia già iniziato a voltare a destra o sinistra, il che è quasi come non usarla per niente. E poi ci sono quelli come me, una esigua minoranza, che la usano regolarmente.

        Confesso di non ricordare molto delle mie lezioni di guida negli Stati Uniti (è passato un po' di tempo, ma so di aver assorbito alcune regole che non riuscirei a ignorare anche se volessi farlo: osservare gli stop, non superare sulla destra (proprio non mi riesce!) mantenere le distanze, che poi non è tanto difficile, e usare, sempre e dovunque, la freccia. Sono dettami che mi si sono entrati nella testa al punto che dovrei farmi violenza per trasgredirli. Per quanto riguarda la freccia, per esempio, usarla è diventato talmente automatico per me che la uso perfino quando sono all'interno di un garage o di un parking. Evidentemente, nel mio cervello è stato creato un nesso tra la decisione di cambiare direzione e quella di mettere in opera la freccia, una specie di sinapsi da bravo automobilista. Ed è un comportamento alquanto comune in diversi paesi, come l'Inghilterra, Svezia, Svizzera, Austria e Olanda. In Italia, al contrario, la situazione è differente e a Roma e in alcune città del Sud manca quasi del tutto.

        Come mai? La mia impressione è che si tratta di un problema soprattutto culturale o, se vuoi, civico, che è forse la stessa cosa. L'uso della freccia, come altre norme del codice della strada, trova le sue fondamenta nel concetto del bene comune. Mettendo in azione la freccia (e non all'ultimo minuto) per segnalare la mia intenzione di voltare a destra o a sinistra, o semplicemente a cambiare corsia, do la possibilità a chi mi sta dietro, o davanti, di scansarsi o di cambiare corsia alla loro volta. Se metto la freccia prima di arrivare a un incrocio, o non mettendolo (perché ho intenzione di tirare dritto), do la possibilità a altri automobilisti e agli stessi pedoni che la via è libera e che possano quindi muoversi senza pericolo e - bisogna aggiungere - senza perdere tempo.

        In altre parole, l'uso della freccia accresce la sicurezza ma e anche un atto di cortesia verso gli altri (intesi non come i nostri amici ma come i nostri simili, cioè altri esseri umani). E temo che il problema principale della freccia stia proprio lì. A Roma, bisogna dirlo anche se fa male riconoscerlo, c'è una sovrabbondanza di persone, e quindi di automobilisti, che hanno del tutto perso l'abitudine di pensare a "l'altro". Ne sanno qualcosa tutti quelli che, per uscire da un parcheggio, un benzinaio, una stradina di campagna, un garage, hanno dovuto aspettare tantissimi minuti perché a nessuno, proprio nessuno viene in mente l'idea di rallentare per facilitarci la manovra.

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