stranitalia
 
  Home arrow Articles in Italian
 

 

Articles in Italian
COMMENTO: Permesso a punti? PDF Print E-mail
Oct 09, 2008 at 08:23 PM

        Non so ancora ciò che penso dell'idea del permesso di soggiorno a punti. Ma so una cosa e cioé che molti politici italiani, e anche molti tra le persone normali che si dicono preoccupati dal numero di stranieri in Italia, o da quelli che verranno ancora, soffrano di un caso avanzato di ipocrisia. Stamattina ho sentito Giovanni Pepe, direttore di Il Giornale di Sicilia, parlare del piano, dicendo che è buono perché potrebbe servire a far capire agli immigrati che oltre ai diritti hanno dei doveri. Suona bene, ma sta diventando una frase un po' troppo ricorrente tipico di chi predica bene ma che razzola male.

        E giusto che chi viene a vivere in un paese non suo sappia di avere dei doveri e che sia disposto a osservarli. Ma gli italiani? Da quale pulpito parlano i più tra di loro? Gli italiani sanno di avere doveri insieme ai diritti? Lasciamo da parte il fatto che spesso sembra che l'hobby principale di molti italiani sia quello di ignorare le leggi che non gli piacciono come pagare le tasse, mettere il guinzaglio al cane quando lo si porta a passeggiata, pulire dietro il cane quando fa i bisogni per strada, osservare gli stop agli incroci, osservare i limiti di velocità, non sostare in doppia fila, non usare il telefonino durante la guida se non hai l'auricolare ecc. ecc. ecc. e parliamo di immigrazione.

        Ma i doveri degli italiani nei confronti degli immigrati? Quante famiglie italiane assumano in modo regolare le loro colf o badanti stranieri, pagando i contributi in modo che lui o lei possa facilmente ottenere il permesso di soggiorno o rinnovarlo? Quanti imprenditori piccoli e non solo continuano a fare lavorare in nero - immigrati insieme a italiani - per risparmiare, dimentico delle mancanza di dignità che accompagna questa condizione di lavoratore di seconda classe. Quando tutti gli italiani assumeranno in modo corretto, affitteranno in modo corretto, allora possano cominciare a predicare. Nel frattempo forse stare zitti sarebbe meglio


L'intervallo al cinema. A chi serve? PDF Print E-mail
Oct 08, 2008 at 08:50 PM
        Gli italiani hanno una capacità di concentrazione mentale ridotta? in confronto ad altre nazionalità? O devono fare pìpì  più spesso degli altri? La mia, sia chiaro, è una provocazione. Ma è stimolata dal fatto che l'Italia (con la Grecia e Malta) è uno di pochissimi Paesi dell'Occidente dove ancora oggi, al cinema, i film vengono interrotti a metà. E questo anche se l'intervallo, non previsto dagli autori dell'opera ma deciso per volontà del gestore della sala, può capitare in momenti di alta tensione artistica o durante una fase importante della trama.
Read more...
 
 
COMMENTO: Stoppare il razzismo prima che sia troppo tardi PDF Print E-mail
Sep 21, 2008 at 10:54 PM

ImageQuando sono arrivata in Italia negli anni settanta mi sono trovata spesso aggredita da amici e conoscenti italiani i quali, con dito puntato ,mi dicevano, "vieni da un paese razzista" e cose del genere.

        Alcune delle cose che dicevano erano chiaramente vere. Purtoppo, il mio paese ha posto fine alla schiavitù soltanto 160 anni fa. I linciaggi di parecchi neri e la segregazione imposta dai bianchi nel Sud erano cose vergognose e successivamente il rapporto tra le razze è sempre stato difficile, anche se oggi le cose sono migliorate.

       
Non sono certamente perfette ma sono migliorate, altrimenti non ci troveremmo con davanti la possibilità entro pochi mesi, e io personalmente lo spero caldamente, di avere alla Casa Bianca un uomo di razza mista e sua moglie che è invece completamente nera (anche se sono probabilmente lei come una grandissima parte dei americani avrà quasi sicuramente qualche percentuale di sangue "bianco", si fa per dire).

        Io, allora, difendevo il mio paese, e me stessa, alla meglio. Ma amavo dire ai miei interlocutori che per loro parlare era troppo facile dato che l'Italia di quell'epoca era una società quasi noiosamente omogenea e che chi non vive in una società multirazziale ha un bel coraggio giudicare gli altri.

        Ora le cose sono cambiate in Italia e, non ci sono dubbi, e piaccia o no, cambieranno ancora, soprattutto quando raggiungono la maggiorità i figli degli immigrati di oggi. Gli evvenimenti recenti a Milano (l'uccisione di un italiano nero) e nel Casalese (uno strage di sette africani da delinquenti della Camorra) servono da ammonimento. In uno di questi casi - quello di Castel Volturno - i neri hanno reagito con violenza. Nell'altro, a Milano, un massiccio ma pacifico corteo ha voluto ricordare la morte assurdo e violento del giovane Abdoul.

        Queste cose ci dicono che gli italiani e i loro governanti dovranno sapere essere molto,ma molto saggi, se vogliono evitare i problemi dei ghetti americani o dei banlieux francesi. Perché ci sono razzisti dappertutto, anche nel Bel Paese. E loro, gli immigrati, lo sentono. Quindi sarebbe ora che gli italiani smettessero di dare lezioni agli altri e che di dessero da fare... fare prima che sia troppo tardi.

Commento: basta con questi esuberi! PDF Print E-mail
Sep 07, 2008 at 08:18 PM
       Sapete una cosa? Non sarà politicamente corretto ma io mi sono proprio stufata di sentire parlare degli esuberi dell'Alitalia. E' chiaro. Si intende. Per un individuo che rischia di perdere il proprio posto di lavoro si tratta di un drama, forse anche di una tragedia e possiamo tutti provare compassione per lui o lei e capire le sue preoccupazioni. Ma in primo luogo cosa pensare dei 3500 o 7000 esuberi potenziali quando senti dire che il ministro Gelmini vorrebbe tagliare 87.000 posti nella Pubblica Istruzione? E, secondo, una società deve essere tenuto ostaggio da pochi migliaia di persone? Non esiste anche un bene superiore che in questo caso che un paese importante abbia una compagnia aerea che fornisce un servizio ai suoi cittadini e che funzione bene e ch, proprio per il questo motivo, funzione all'estero anche come una specie di biglietto di visita?

       Vi rendete conto che sono anni, ma anni ormai, che per paura di pochi migliaia di tagli - e la paura degli scioperi - questo paese ha tenuto in vita una compagnia aerea - di bandiera! - che non fa che perdere soldi, che spesso ha dato l'mpressione di fregarsene dei suoi passeggeri, e che sovente in confronto ad altre compagnie ha dato un servizio fatiscente? Gli scioperi ci sono stati comunque, con il risultato che chiunque venisse in Italia, chiunque dovesse viaggiare per lavoro, doveva mettere in conto la possibilità di trovarsi bloccato. Ma tuttavia per anni una successione di governi, non importa di quale colore politico, ha ceduto ripetutamente ai sindacati, lasciando così che la compagnia venisse malgestita in un modo che in seguito alla deregolarizzazione dei cieli, e ora nel 21° secolo, e semplicemente non è più possibile.

       E che cosa dire dei sindacati e i loro leaders? Non avrebbero dovuto capire tanto tempo fa che non era uno scherzo e che prima o poi anche i lavoratori avrebbero dovuto pagare qualche conticino? Forse in Italia sono mancati dei leaders politici con il coraggio e la visione sufficienti per prendere le decisioni difficili ma necessari. Il presidente Reagan, quando l'industria aerea americana era minacciata a morte dai controllori di traffico aereo ha reagito brutalmente (ma in modo efficace, bisogna dire) licenziandoli tutti 6000 da un giorno a l'altro. Non sono questi i modi europei. Ma in Francia, dove una volta anche Air France era nelle stesse esatte condizioni di Alitalia oggi - scioperi contunui, perdite enormi, sempre sull'orlo della bancarotta - la soluzione lo ha trovato un manager di grande qualità, l'allora amministratore delegato, Christian Blanc. Con le sue proposte, che non erano per niente indolori (gli stipendi sono stati diminuiti, per esempio), è riuscito a convincere i lavoratori ad accettare il suo piano. Ma tra i sindacalisti francesi evidentemente ha trovato anche delle persone disposte ad ascoltare.

COMMENTO: Percezioni. Un'ottica diversa. PDF Print E-mail
Aug 08, 2008 at 06:58 PM
        Per qualche giorno, all'inizio di agosto, si è parlato moltissimo dell'arrivo in strada dell'esercito italiano, circa 3000 soldati dispersi intorno a obbiettivi sensibili e qualche volta a fare delle ronde insieme a polizia e/o carabinieri. A leggere i giornali e vedere i telegiornali, la maggior parte degli italiani è a favore di questa disposizione dell'atuale governo, dicendo di sentirsi più sicuri. E per la stessa ragione, penso, un sondaggio (non-scientifico) fatto da Sky 24 Tv mostra favorevole oltre il 75% dei votanti alla decisione di armare i vigili di Roma per la prima volta in 35 anni.
Read more...
 
 
Alitalia: una questione di testa? PDF Print E-mail
Aug 02, 2008 at 12:50 PM

ImageCome mai all'estero alcune situazioni vengono viste in modo così diverso che non in Italia? E' di questi giorni la notizia di una fusione tra British Air e Iberia, la compagnia aerea spagnola. Come tutti sanno, Air France e KLM questo passo l'hanno fatto già nel maggio del 2004. Oggi diversi grandi vettori americani si stanno unificando (ma in Italia, c'è solo il pigmeo Air One, davvero non il socio ideale per una grande compagnia). E in Italia, dove le cose stanno per precipitare, si continua - almeno con il governo attuale - di mantenere una visione un po', come dire, datata, e quindi di privilegiare una soluzione nazionale perché, dice Silvio Berlusconi, Alitalia deve per forza rimanere italiana. Questione di testa.

Read more...
 
 
COMMENTO: Overkill alla romana PDF Print E-mail
Jul 19, 2008 at 05:11 PM
Image
Piazza Trilussa, la mattina dopo
        Come mai in Italia è così difficile fare le cose con misura? O non si fa niente per risolvere un problema, anche drammatico, oppure si fa troppo, cioè si fanno cose che non hanno senso o che sono impossibili da mettere davvero in pratica. L'ultimo esempio è la decisione del Comune di Roma di proibire, tra le altre cose, mangiare o bere per strada in prossimità dei monumenti. Ma siamo matti? I romani devono da ora in poi rinunciare a frequentare le centinaie di gelaterie e paninoteche del centro, e i turisti, che già devono affrontare il caro-prezzi de Il Bel Paese devono per forza andare in trattoria per mangiare, o nascondersi in un androne mentre consumano uno snack nei pressi di Piazza Navona o la Barcaccia a Piazza di Spagna? E poi con un numero insufficiente di vigili a fare le cose veramente essenziali, vogliamo trasformare i vigili di Roma in una specie di food police?

        La notizia ha fatto il giro del mondo, ancora una volta coprendo l'Italia di ridicolo. Non perché non ci sia un problema da affrontare. Come dimostra la foto, c'è e come. Ma perché ci sarebbero altre cose da fare prima di addottare un divieto che non potrà mai essere applicato. Intanto, si dovrebbe cominciare facendo sì che in città ci fossero un numero sufficiente di gettacarte da esterno da fare svuotare più volte durante la giornata come succede a Parigi. E poi si dovrebbe multare chi - romani in primo luogo - butta le cose per terra, dentro una fontana o intorno a un monumento. Altre decisioni della giunta capitolina - come proibire la vendita di bibite in vetro o lattine  - hanno più senso: proibire il bivaccare e sistemare giacigli nelle zone turistiche è doveroso. Idem quando si tratta di proibire a chiunque di imbrattare i muri con scritte e manifesti (ma questo non era già proibito?). E il sindaco come pensa di punire ora, e solo per i mesi estivi, chi finisce col "emettere grida, schiamazzi e canti" ? Chi, come me, vive nel centro storico in posti come Trastevere, Campo de' Fiori, Piazza Navona sa  che da sempre chiamare i vigili per questi problemi non è mai servito a niente. {moscomment}

RIFLESSIONI: Il paese dell'"UN-Shared Space?" PDF Print E-mail
Jul 14, 2008 at 10:53 PM

ImageOgni tanto sulla stampa italiana escono pezzi sulle poche città dell'Occidente che hanno adottato il sistema di traffico dell'olandese Hans Monderman il quale, 20 anni fa, ha teorizzato che i cartelli stradali non servano, in parte perché sono brutti ma anche perché il traffico circola meglio quando la segnaletica non c'è. Perché? Perché per arrivare ad un buon grado di sicurezza stradale, secondo Monderman, bisogna che regna una situazione di maggiore pericolosità. Chi sa se Monderman, morto a gennaio di cancro a soli 62 anni, ha mai guidato a Napoli? Perché la sua teoria è che sia solo in uno stato del genere che l'automobilista sta veramente attento perché sentendosi minacciato presta molto attenzione ai suoi bisogni e.....quelli degli altri.

Alcune settimane fa sulle colonne de La Stampa si è parlato del caso di Bohmte, un paese di 13.000 anime nell'ovest della Repubblica Federale dove i cartelli stradali non ci sono più e neanche i semafori o le strisce pedonali L'esperienza di Bohmte, che pare stia andando bene anche se con qualche difficoltà di rodaggio, fa parte di "Shared Space", uno esperimento a livello europeo (ne fanno parte sette città in Germania, Belgio, Olanda, U.K. e Danimarca. Il concetto è che lo spazio appartiene sia agli automobilisti e i ciclisti che ai pedoni e devono trovare un modo di convivere....cioé di usare la macchina, attraversare la strada, passeggiare in bicicletta, senza perdere - senza morire o farsi del male. E lo devono fare aderendo a due sole regole, che si dia la precedenza a destra, e che la cautela sia all'ordine giorno.

        In quella occasione c'era chi si era chiesto se non sarebbe possibile introdurre un sistema del genere anche in qualche piccola città italiana (non credo che sarebbe praticabile in nessun metropoli). Ma se dovesse mai venire in mente a qualche sindaco di provarci, sia chiaro che sotto Bolzano - o posti simili - sarebbe inutile anche pensarci. Guarda caso, i paesi che fanno parte dell'esperimento Shared Space sono tutte nazioni del Nord dell'Europa dove esiste una lunga tradizione, culturale se vogliamo, di pensare al prossimo. In questi luoghi, il concetto del "prossimo" è inteso non come il tuo cugino o il tuo vicino ma come un altro essere umano che forse non hai mai visto e che potresti non rivedere più. Purtroppo - e chi sa perché - in molte parti del mediterraneo, compreso una grandissima parte dell'Italia, non è così, e la tendenza istintiva non è quella di "share" lo spazio ma semplicemente di occuparlo, per se. {moscomment}

Il colore (politico) del sampietrino PDF Print E-mail
Jul 06, 2008 at 11:42 AM
Image
Via Nazionale
Rimuovere i sampietrini dalle strade di Roma è cosa di destra o di sinistra? Nell'immaginario avrei pensato che rimuoverli e sostituirli con l'asfalto fosse una cosa più di destra che di sinistra; il luogo comune ci direbbe che un'amministrazione di sinistra avrebbe privilegiato l'atteggiamento sentimentalista (il sampietrino fa parte della nostra cultura, la modernità porta degli scempi, materiali naturali sono sempri le migliori e così via) mentre una destra moderna avrebbe detto il contrario: i tempi devono cambiare, i sampietrini portano tanto disagio agli automobili e, ancora di più, ai ciclisti e motociclisti che rischiano danni non solo ai loro mezzi ma anche ai loro reni.

Read more...
 
 
<< Start < Previous 1 2 3 4 5 Next > End >>

Results 10 - 18 of 45

google



Related items


1

liverome

 

 

 
 
   
   
 
 
5   4
 
petar.org