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Solo a Roma si puo vivere tra 3000 anni di storia PDF Print E-mail
Oct 13, 2013 at 09:48 PM

Pubblicato ne Il Messaggero, 13 settembre, 2013

ImagePerché tanti stranieri vengono a Roma? Non parlo dei moltissimi turisti che per la fortuna di questa città e la sua economia affluiscono in frotte, affollando strade, ristoranti e alberghi. Hanno dei buoni motivi per venire: vedere i più importanti tesori artistici e architettonici per i quali Roma è conosciuta in tutto il mondo come - in primo luogo - il Vaticano e il Colosseo (sempre che il Comune non dovesse prendere altre misure restrittive). Mangiare all'italiana. E per quelli più colti, intingersi davvero nella vostra gloriosa storia.
Parlo invece di persone che come me, arrivate per questo o quel motivo, sono rimaste per anni, decenni, e questo nonostante le difficoltà di adattamento non indifferenti. Perché per uno straniero, soprattutto chi proviene da paesi del "nord", adattarsi alla vita romana può essere molto impegnativo. Chi resiste, però, generalmente non partirà mai più.
Chi fa questa scelta non lo fa solo perché la vita a Roma, con i suoi ritmi rilassanti, può essere estremamente piacevole. Non lo fa solo perché i romani - ironici, irreverenti e spiritosi ? sono (con poche eccezioni) simpaticissimi. E non lo fa perché il cacio e pepe ti può mandare in delirio. Lo fa perché le bellezze di Roma sono uniche e perché solo qui, e in nessun altro posto del mondo, puoi vivere tra i resti di quasi 3000 anni di storia continuativa.
Dal Campidoglio lo sguardo sul Foro Romano con il Colosseo sullo sfondo ti trasporta indietro di millenni. Alla chiesa di San Clemente discendi, livello per livello, attraverso i secoli. Dal Gianicolo vedi cupole e campanili di ogni epoca e, in un giorno di tramontana, puoi scorgere perfino le statue sulla basilica di San Giovanni. A Villa Farnesina ci sono gli affreschi di Raffaello e la camera da letto di un ricco banchiere senese del tardo ‘400, ma anche i graffiti lasciati dai lanzichenecchi durante il sacco di Roma (1527). Cioè, dietro ogni angolo trovi cose che ricordano il vostro (ma che dico, il "nostro") passato. A differenza dei romani però noi stranieri, nati altrove, non ci abituiamo mai alle bellezze della Città Eterna. Voi, qualche volta, sì. Esempio: Tornando una sera a casa in motorino, ho sentito una necessità impellente di fermarmi su ponte Garibaldi per la scena stupenda del fiume e il Cupolone tracciato contro un cielo già scuro, Eravamo oltre una diecina ad ammirare e fotografare. Ahimé, tutti stranieri.

Pedoni a rischio a Roma PDF Print E-mail
Oct 13, 2013 at 03:34 PM

Pubblicato ne Il Messaggero, 6 ottobre, 2012

Image E' vero. Le strisce pedonali a Roma sono poco visibili e bisognerebbe rifarle magari con vernici più brillanti e durevoli. Ma non credo sia questa la causa principale di un problema che ha effetti letali; sempre più frequenti le persone, spesso bambini o anziani, travolte e uccise sulle strisce. Basta girare nel centro di Roma per capire la situazione. Turisti spaventati che non sanno come comportarsi. Rimangono impallati a lungo sul marciapiede, forse immaginando (o sperando) che qualche buon sammaritano si fermerà, oppure prendono coraggio e provano ad attraversare, magari a strattoni, aumentando la confusione.

Arrivata in Europa, ho trovato geniale il sistema delle strisce pedonali. (Meno semafori permettono una maggiore fluidità del traffico mentre a New York siamo lumache con un rosso quasi a ogni angolo). Ma può funzionare soltanto dove c'è rispetto per il pedone mentre oggi gli automobilisti romani sono molto peggiorati. Non si fermano quasi mai spontaneamente. Spesso ci vuole un atto di forza (consiglio le parolacce) per poter passare.

E ciò nonostante che dal 2010, la legge italiana è come quella in vigore in Inghilterra (dove perfino nella caotica Londra, se solo ti avvicini al bordo del marciapiede il traffico veicolare si ferma sull'istante) e le sanzioni sono più pesanti e onerose. Ieri l'automobilista italiano doveva fermarsi solo se il pedone aveva già iniziato ad attraversare. Ora l'articolo 191 modificato dice che il conducente deve dare la precedenza anche quando una persona è ancora ferma sul marciapiede ma intenzionata ad attraversare sulle strisce. Non farlo, ti rende soggetto a una multa che va da €162 a €646 e alla perdita di ben otto punti (prima erano cinque).

Ma come insegna Londra è una questione di testa. Qui, si sa, la cortesia è sempre più in diminuzione dietro la volante, mentre dovrebbe essere lei, la cortesia, e non le multe, a farci della sicurezza di un altro essere umano. Ma come costringere i conducenti romani a una maggiore cortesia quando sono pochissime le persone - vigili o poliziotti - in grado, o disposte, ad applicare la legge? Neanche questa è una sorpresa; lo straniero che viene a vivere a Roma impara subito che spesso le leggi sono fatte e poi disattese. Gli automobilisti cambieranno? Ne dubito. Quindi forse ci vorrà una segnaletica stile New York: un semaforo a quasi ogni incrocio e da tutti tanta pazienza.

 

 

Dirty City PDF Print E-mail
Oct 13, 2013 at 03:25 PM

Pubblicato ne Il Messaggero, 29 settembre, 2013

Image"Eh, tu. Si, tu con la sciarpa blu. Vuoi raccogliere la busta che hai buttato per terra e metterla al cestino?" A New York, a Times Square, era stato messo un microfono in un gettacarte che sembrava parlare con chi sporcava. Cosa molto imbarazzante ma forse utile.

Come sappiamo Roma è sporca ed è molto più sporca di altre grandi città occidentali. Perché? Molti se la prendono con l'AMA: le regole della differenziata nel centro storico - rifiuti lasciati fuori del portone o portati alle isole (e gli anziani come fanno?) - avrebbero peggiorato la situazione, e un sistema non trasparente di assunzioni spiega la presenza di alcuni che lavorano senza zelo.

Io però, che vivo a Trastevere dove c'è la "porta a porta", apprezzo AMA: gli addetti sono gentilissimi, gli uffici, almeno quello locale, sono molto responsive (parola inglese usata per descrivere la prontezza di un'ente pubblica nel rispondere al cittadino che denuncia un problema).

Certo, gestire i rifiuti è ora ancora più difficile per via delle tante case-vacanze; troppo spesso agenzie e proprietari non spiegano bene le regole della differenziata ai loro turisti-inquilini. Nel palazzo dove abito, tre su nove case fanno affitti brevi e sono sempre loro a creare problemi.

Ma il vero problema sta nel romano menefreghista che continua a buttare cose per terra o a ignorare la differenziata, e nelle scuole che ancora non sono riusciti a supplire i genitori incuranti e a convincere i ragazzi che le strade sono di tutti noi e che sporcarle è come sporcare la propria casa. A Trastevere, ciò che si trova per terra la mattina è incredibile: bottiglie, bicchieri e piatti di plastica, lattine.... Uno scempio.

Non ricordo se io ho imparato la lezione a scuola o se ho solo seguito l'esempio dei miei, ma non potrei mai buttare nulla per strada. La carta straccia me la metto in tasca fino a quando non trovo un gettacarte.

A Roma, però, i gettacarte sono pochissimi. Belli, ma fatto di ghisa e quindi pesantissimi, testimoniano solo al fitness degli addetti AMA. Perché non copiare quelli che a Parigi sono dappertutto, semplici profili di metallo con appese buste di plastica sostituite ogni due ore? Non saranno belli ma così la gente è meno tentato di spargere rifiuti per terra. E le loro aspirapolveri giganti che qui potrebbero levare dai sampietrini le migliaia di cicche intrappolate? Altrimenti ci resta solo il cestino parlante.

 

 

 

Ciclisti snob, e forse anche pericolosi PDF Print E-mail
Oct 13, 2013 at 03:19 PM

Pubblicato ne Il Messaggero, 22 settembre, 2013

Image Una delle promesse del neo-sindaco Marino è di fare nuove piste ciclabili per la città e se non interferiscono con il traffico veicolare, nulla da dire: Andare in bicicletta è un ottimo esercizio che tutti dobbiamo essere messi in grado di praticare, magari integrandolo con le altre necessità del trasporto cittadino. Ciò detto, confesso che come categoria i ciclisti romani non mi sono simpatici: Manifestano un'arroganza che trovo veramente irritante.

Nel nord d'Italia generalmente le città sono in pianura e non, come Roma, fatte di salite e discese, e la bicicletta è sempre stata, ed è tuttora, un mezzo di trasporto abituale, come lo è ancora di più in città straniere come Amsterdam, Stoccolma e Copenhagen. A Roma, invece, usare la bicicletta sembra essere piuttosto una specie di scelta intellettuale, per non dire addirittura spirituale: chi va in bicicletta sente di aver fatto delle scelte ideologicamente corrette come quella di fare a meno degli idrocarburi, e quindi di non contribuire ad aumentare l'inquinamento (o il rumore) della città. Si sentono partecipi in una ricerca per un mondo più sano e semplice, respingendo (come i luddisti?) le complessità del mondo capitalistico avanzato.
Niente di male se, soprattutto nel centro storico, non dessero l'impressione di essere troppo contenti di sè, di sentirsi anche moralmente superiori a noialtri. Sono dunque l'esatto contrario di chi (come me) va in giro sulle due ruote (motorizzate) soprattutto per praticità (o disperazione?), perché motorino, scooter o motociclo che sia, è l'unico modo veloce e efficace per andare da un punto a un altro in questa città caotica e sconfinata.

Forse quando salgono in sella anche i ciclisti di Copenhagen o Amsterdam si sentono in pace con le loro coscienze ma non credo che l'idealismo sia il motivo principale della loro scelta. E al contrario dei loro simili romani, non sembrano disprezzare le persone "motorizzate", né di considerarsi sopra la legge, comportandosi come se i semafori non li riguardassero e fermandosi al rosso solo quando la strada sia bloccata da macchine o motorini o quando ci sia un vigile all'incrocio. E la cortesia? Altrove il ciclista ha il campanellino sul manubrio e lo usa per far sapere ai pedoni di essere in arrivo. Troppe volte nelle viuzze di Trastevere sono stata sorpresa, e anche spaventata, dall'arrivo silente alle mie spalle di una bicicletta...

 

 

Abusivismo. PDF Print E-mail
Oct 13, 2013 at 03:07 PM
Pubblicato ne Il Messaggero, 15 settembre 2013

Image "Non si capisce perché l'occupazione di suolo pubblico da parte di attività abusive continui a essere un problema irrisolvibile", diceva il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni al Messaggero il 23 agosto, riguardo al degrado intorno al Colosseo. Me lo chiedo anch'io perché sembra che il Campidoglio abbia da tempo rinunciato a occuparsene.
E' una situazione che non ha pari nel nostro mondo. A New York gli ambulanti abusivi sono rari; a Parigi non li vedo mai; a Londra idem e a Stoccolma non sanno neanche cosa sia un ambulante abusivo. Invece a Roma, migliaia. Qualche artigiano, ma per lo più venditori di sciarpe dozzinali made in Asia, borse contraffatte, t-shirt ecc. e consola poco se il neo-sindaco Marino ha promesso una sorveglianza speciale per le piazze di rilievo. TUTTO il centro storico deve essere messo al riparo da un'illegalità che crea sporcizia, confusione e rumore. Eppure sarebbe facilissimo a debellare se: 1) fossero dedicate delle risorse sufficienti e 2) i vigili di Roma non fossero romani ma magari bolzanini.
Ne so qualcosa. Ho una casa a Piazza di Sant'Egidio a Trastevere dove per anni avevo sotto le mie finestre, in uno spazio ristrettissimo, fino a 40 bancarelle, una situazione che ha costato la vita a un ambulante siciliano, accoltellato da un rivale romano.
Dopo l'omicidio qualche anno di pace. Ma oggi la mia bella piazzetta sta di nuovo diventando piattaforma commerciale per ambulanti, ora soprattutto stranieri: sudamericani, asiatici e qualche africano. Qualcuno avrebbe un permesso che permette una sosta temporanea sul suolo pubblico. Ma chi controlla? Attualmente, stanno lì dalle 14 a mezzanotte passata o fino a quando non arrivi un vigile o più probabilmente un carabiniere. E poi si nascondono dietro l'angolo fino a pericolo scampato.
Oggi la situazione è incancrenita; una tolleranza eccessiva ha fatto sì che pensano di aver acquisito dei diritti che invece non hanno. Che fare? Primo, chiedere agli ambulanti di esibire i documenti e se non sono in regola agire di conseguenza. Secondo, far pagare ai recidivi multe onerose o sequestrargli la merce. Si. Sono persone che hanno bisogno di lavorare. Ma che trovino - magari con l'aiuto del Comune ? un'altra sistemazione, una che non comporti una concorrenza sleale per i commercianti e che non pregiudichi il mio diritto di vivere in una città pulita, ordinata e sicura.

Strano ma vero (Strange but true) PDF Print E-mail
Apr 01, 2012 at 10:35 AM
Image Eccoci qua nel pieno del 2012 e ci sono ancora delle anomalie in Italia che rendano la vita più difficile di quanto non dovrebbe essere. Soprattutto in un paese che guadagana moltissimo dal turismo, da dove provengono praticamente degli introiti stra-garantiti, perché per quanto gli italiani possano essere scettici nei confronti della loro patria, gli stranieri, che vengono in visita e non ci devono viverci in pianta stabile, l'adorano in modo forse anche smisurato.

Di che cosa parlo? Immaginiamo che uno dei milioni di turisti stranieri che ogni anno mettono piede sul suolo italiano decide, quando è già in Italia, di fare un viaggio in treno e siccome ha portato con se il computer vuole comprare il biglietto online. Beh, succede che è costretto invece ad andare alla stazione, o ad una agenzia di viaggio, e pagare il biglietto con contanti perché incredibilmente Trenitalia NON ACCETTA le carte di credito non italiani . Possibile? Si, è così. E mi è successo proprio l'altro giorno quando Anna K., una mia amica canadese, che aveva difficoltà a navigare il sito di Trenitalia (il quale inspiegabilmente continuava a trasformarsi dalla versione italiana in quella inglese) ha chiesto un aiuto a comprare il biglietto dal web.

Non è stato possibile e mentre stavo cervellandomi davanti al computer mi sono ricordata che non era la prima volta che ciò era successo e che altre volte, negli anni precedenti, ho dovuto io comprare il biglietto con la mia carta italiana e poi farmi rimborsare dall'amico o l'amica di turno. Questa volta, però, non potevo aiutare perché ero appena tornata da New York dove avevo perrso tutte le carte e quelle nuove non mi erano ancora arrivate.

Allora decido di chiamare il call center di Trenitalia, 892021, che funziona abbastanza bene, sperando di poter fare tutto per telefono. Ma niente da fare. Mi hanno confermato che non potevano accettare la carta di credito canadese dell'amica e hanno suggerito un'altra soluzione: fare la prenotazione e con il PNR andare in una ricevitoria SISAL e comprare il biglietto con contanti.

Quindi tutto è bene ciò che finisce bene. Ma non ha nessun senso. La globalizzazione procede a rotta di collo e Trenitalia non si è messo ancora in grado di affrontare gli aquisti da parte di stranieri già arrivati in Italia? Vai a capire. Strano ma vero.

Il blah-blah su Alitalia PDF Print E-mail
Jan 07, 2009 at 02:33 PM

Quanto blah-blad su Alitalia, ed è soprattutto la colpa del giornalismo italiano che preferisce l'ignoranza - e il riempio delle pagine - al compito di ben informare gli italiani.

Malpensa o Fiumicino. Bossi e Berlusconi. Marrazzo vs Formigoni. Ma quante parole quando, vi ricordate?. Lo scopo di tutto l'operazione CAI era di PRIVATIZZARE Alitaia e ora a decidere quale sia il partner migliore  per la nuova Alitalia cum Air One dovrà essere esclusivamente Roberto Colannino, Rocco Sabelli e il consiglio di amministrazione della CAI. Il governo, e il politici, non c'entrano più.

Possano naturalmente esprimersi e dire le loro preferenze. Ma non possano più pretendere di dettar legge e questo Berlusconi, che stupido non è, lo sa benissimo. Certo, Mr. B. potrebbe chiedere qualche favore in cambio di questa operazione sporca che farà guadagnare tanto ai nuovi soci CAI, il giorno in cui Alitalia verrà venduto totalmente a degli stranieri, come sembra inevitabie. E ha salvato Banca Intesa da un possibile bancarotta di Air One, anche se questo ha voluto dire fare adossare al bilancio italiano i debiti della "bad company" che Air France si sarebbe invece accollati se l'offerta Air France-KLM fosse stata accettata un anno fa. Ma dopo tutto questo brutto tragitto, che senso avrebbe persuadere Colannino e Co. di fare una scelta poca razionale dal punto di vista economico? E i giornalisti italiani? Perché non lo dicono e dedicano le loro pagine ad argomenti più incisivi??'

Commento: Lo spirito di Natale. Ma dov’e? PDF Print E-mail
Dec 28, 2008 at 04:02 PM

A Natale si dovrebbe essere più buoni, più generosi, più tolleranti; almeno così ci dicono. Ma alcune cose sono successe quest'anno durante la stagione natalizia che fanno pensare che di spirito natalizio non ci sia davvero molto.

Intanto, i lavoratori aeroportuali di Fiumicino sono riusciti a rovinare o compromettere le vacanze per migliaia e migliaia delle loro connazionali (e stranieri) con azioni sindacali totalmente illegali. D'accordo. C'erano forse dei motivi di preoccupazione per i loro futuri posti di lavoro. Ma comportarsi così sotto Natale quando tante persone (che non c'entravano per niente con la CAI) avevano programmato dei viaggi, è stato davvero vergognoso.

Per me, personalmente, ci sono anche delle cose da ridire sulle posizioni assunte,  proprio in questa stagione dal Vaticano. Certo, il giorno di Natale il Papa ha detto tutte le cose buone e caritatevoli - basta con la guerra, aiutiamo i poveri - che i pontefici dicono in queste occasioni. Ma altre recenti prese di posizione espresse dal Papa e dei suoi per me vanno contro quello che alcuni potrebbero aspettarsi da chi pretende di essere custode dei messaggi di Jesù di Nazareth il quale parlava di amore, comprensione, accettazione, tolleranza e perdono.

Io non sono cattolica ma ho molti amici cattolici, o almeno battezzati come tale, che la pensano come me. Oggi la Chiesa sembra avvicinarsi più a un certo tipo di fondamentalismo che ai valori (quelli positivi) della nostra società. Due anni fa, di nuovo nel pieno della stagione natalizia, la Chiesa italiana ha preso una decisione che molti hanno trovata poca generosa: quella di negare un funerale religioso a PierGiorgio Welby, che aveva scelto la strada del suicidio assistito.

Oggi i "no" sono meno clamorosi ma pur tuttavia potrebbe portare la Chiesa a una situazione di sempre maggiore irrilevanza in una società dove la scelta personale (come quelle di tanti cattolici di usare anticoncezionali, divorziare o....tradire il coniuge)  e considerato molto importante. Parlo del "no"  alla proposta francese, nel seno dell'ONU, di decriminalizzare l'omosessualità; del "no" alla vendita della pillola RU486 (che non è la stessa cosa come dire a un fedele di non USARE un farmaco del genere); il "no" alla rimozione dello sondino che tiene artificialmente in vita da 17 anni Eluana Englaro, come richiesto da suo padre e come gli avrebbe consentito il tribunale; e anche "no" alla rimozione dalle scuole spagnole (o italiane) del crocefisso anche se oggi sappiamo di vivere in una società multietnica.

E' da notare che la pillola RU486 è oggi in uso in tutti i paesi europei, tranne i tre paesi dove la Chiesa ha maggior influenza: Irlanda, Portogallo e, naturalmente l'Italia. Visto che in italia gran parte delle persone battezzate non vivono più nell'ombra della chiesa - per esempio si sposano poco e fanno pochi figli - non si capisce perché i poitici (soprattutto quelli di destra) danno tanto peso al suo pensiero. Forse è solo forza di abitudine? Ma a mio avviso non è certamente nel interesse del Paese.

ESTERNAZIONE: #1 PDF Print E-mail
Oct 24, 2008 at 07:13 PM

        Ho deciso di fare delle esternazioni, in altre parole di parlare ogni tanto delle cose che mi fanno impazzire, in senso negativo si intende. Può darsi che non interessino a nessuno ma almeno io mi sentirò meglio per essermi espressa. 

        Dunque, non sopporto le persone che pur stando alla guida di una moto o di uno scooter sentono comunque il bisogno di parlare al telefono! Alcune inseriscono il cellulare sotto il casco per poter parlare in qualsiasi momento; altri usano l'auricolare. Ma in ogni caso è una cosa pericolosissima, per loro e per noi altri, o che siamo alla guida di un altro pezzo o che siamo pedoni.

        E' una cosa talmente spericolata, che non può che denotare una nevrosi vera e propria. Le uniche persone (oltre alle forze d'ordine) che, a mio avviso, possano aver bisogno di parlare al telefono mentre usano la moto, sono i "pony", che ricevono ordini dal loro centrale mentre percorrono la città o quelli che lavorano per le emergenze in ospedale. Per gli altri, è pazzia pura e semplice.

        Non sopporto neanche tutti quelli che si sentono costretti a rispondere ogni volta che suona il cellulare, qualsiasi cosa stiano facendo, che sia guidare una macchina (un camion, un autobus), stare a tavola o discorrere con gli amici. Dopotutto, la cosa bella - bellissima - dei cellulari e che puoi sempre sapere chi ti ha chiamato e trovare il numero per richiamarlo. Allora, perché tutta questa fretta, questa frenesia? Non la capisco e non la capirò mai.

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